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Rifletti

L’eucaristia è il sacramento che celebriamo con maggiore frequenza: il sacerdote lo celebra ogni giorno e molti cristiani vanno a messa ogni domenica, anche se la loro frequenza negli ultimi anni è fortemente diminuita. La celebrazione domenicale dell’eucaristia è entrata in crisi: i giovani si lamentano del fatto che la messa è noiosa, che si svolge sempre nello stesso modo e che a loro ‘non porta nulla’. Gli adulti hanno la sensazione che venga celebrato un rito che non ha più niente a che fare con loro, e il cui linguaggio non tocca la vita.

Esistono molti tentativi di rendere la celebrazione dell’eucaristia più movimentata e più viva, ma talora i membri delle realtà parrocchiali più creative hanno l’impressione di essere costretti a inscenare continuamente delle eucaristie, con `rappresentazioni’ che, per quanto interessanti e piene di sorprese, hanno a che fare più con una messa in scena che con il mistero da celebrare.

Se andiamo alla ricerca delle cause per cui l’eucaristia ha perso il suo fascino, ci scontriamo con una questione cruciale, e cioè: come possiamo noi, nell’epoca postmoderna, dare un’espressione comunitaria alla nostra fede? Nella celebrazione dell’eucaristia vengono a concentrarsi i problemi della chiesa odierna, anzi della società nella sua interezza.

La domanda è se noi dobbiamo adattare l’eucaristia al nostro tempo e in che modo questo adattamento potrebbe riuscire. Certamente, il rito necessita di riflessione e di modifiche nella sua forma, ma non possiamo rendere più attraente l’eucaristia attraverso un’operazione di cosmesi: si tratta, invece, di intenderla in modo tale che torni a dirci qualcosa, che torni ad affascinarci. E, d’altro canto, proprio le difficoltà della nostra epoca postmoderna, che si vengono ad accumulare nell’eucaristia, sono una sfida a creare delle oasi contro la desertificazione del nostro mondo, nelle quali poter attingere alla fonte, preparandoci alla traversata del deserto.

Per combattere la tirannia dell’utile, ci farebbe bene oggi avere degli spazi privi di qualsiasi finalità, se non quella di esprimere il nostro essere, la nostra essenza di cristiani redenti. In un’epoca in cui l’Io sta al centro, abbiamo bisogno di luoghi in cui la signoria dell’Io viene infranta e lo sguardo si fa libero per Dio: luoghi in cui il cielo si apre e la nostra terra appare in una luce nuova.Possano le catechesi contribuire a far sì che l’eucaristia, intesa come sacramento di unità, diventi sempre più il lievito che permea i cristiani e che li unisce tra di loro.